
Con l’introduzione del pacchetto ViDA, le imprese che lavorano a livello europeo si trovano davanti a un cambiamento importante. La gestione dell’IVA diventa sempre più digitale, con nuove regole che puntano su fatturazione elettronica e trasparenza dei dati. E chi opera con partner UE dovrà presto adeguare i propri sistemi per gestire correttamente le transazioni cross-border e i nuovi obblighi di rendicontazione. Adeguarsi per tempo significa evitare blocchi operativi, sanzioni e, soprattutto, non perdere competitività in un contesto sempre più automatizzato. In questo articolo rispondiamo a 10 domande fondamentali per orientarsi tra le novità introdotte da ViDA e capire come prepararsi al meglio con le nostre soluzioni API.
1. Cos’è il pacchetto ViDA e quando entrerà in vigore?
Acronimo di VAT in the Digital Age, il pacchetto ViDA è un’iniziativa dell’Unione Europea che punta ad aggiornare e uniformare il sistema IVA tra i diversi stati membri e contrastare l’evasione fiscale. L’insieme di norme previste rende più efficienti gli adempimenti per le imprese che operano a livello transfrontaliero e riguardano principalmente tre aree.
Fatturazione elettronica
Le aziende B2B transfrontaliere e le piattaforme online di e-commerce e noleggio/affitto dovranno comunicare le transazioni alle autorità fiscali in modo standardizzato attraverso dei sistemi di fatturazione elettronica.
Obblighi di Rendicontazione Digitale (DRR)
Le operazioni intracomunitarie dovranno essere comunicate con dati digitali standardizzati e in tempo reale, sostituendo progressivamente gli elenchi Intrastat.
E-commerce
Le nuove regole avranno un impatto significativo sulla gestione dell’IVA per le vendite a distanza. La normativa ViDA assegna alle piattaforme online un ruolo attivo, semplificando le registrazioni fiscali nei diversi Paesi e rafforzando i controlli sulle operazioni transfrontaliere.
Le norme del pacchetto ViDa verranno attuate in più fasi. Dal 1° gennaio 2028 verranno applicati i nuovi obblighi di fatturazione elettronica intra-UE. Dal 1° gennaio 2030, invece, entrerà in vigore il regime del fornitore presunto per le piattaforme digitali.
2. Come cambia la fatturazione elettronica europea con la riforma ViDA?
Già dal 14 aprile 2025, gli Stati membri possono imporre l’uso di fattura elettronica per transazioni nazionali senza autorizzazione preventiva della Commissione Europea. La trasformazione più profonda avverrà però nei prossimi anni:
– dal 2030 la fatturazione elettronica diventerà obbligatoria per tutte le transazioni B2B intra-UE, con emissione entro termini stretti e utilizzo di formati standard europei;
– gli Stati membri dovranno allineare i loro sistemi nazionali alla normativa europea entro il 1° gennaio 2035.
Per la fatturazione elettronica, le aziende dovranno adottare formati strutturati e interoperabili che siano comuni in tutti gli Stati europei. Ogni transazione tra Paesi membri dovrà essere comunicata in tempo reale alle autorità fiscali nazionali secondo un modello simile a quello già attivo in Italia tramite Sistema di Interscambio. Sarà inoltre rimosso l’obbligo di accettazione preventiva del destinatario per l’emissione della fattura elettronica.
3. Cosa prevede il nuovo obbligo di Digital Reporting Requirements (DRR)?
Attualmente le imprese intracomunitarie devono compilare periodicamente i moduli Intrastat. Ciò al fine di comunicare all’autorità fiscale preposta le vendite e gli acquisti di beni o servizi con soggetti di altri Paesi UE. Con il sistema di Digital Reporting Requirements previsto dal pacchetto ViDa, invece, i dati delle transazioni intracomunitarie saranno trasmessi in formato elettronico standardizzato (come XML), con frequenza più ravvicinata o in tempo reale. L’Italia, con il suo Sistema di Interscambio, è già in linea con questa direzione e potrà adattarsi più facilmente rispetto ad altri Stati membri.
3. Cos’è il regime del fornitore presunto?
Con l’introduzione delle norme ViDA, dal 2030 le piattaforme digitali che facilitano vendite o servizi tra i Paesi europei saranno soggette al nuovo regime del “deemed supplier” vale a dire del “fornitore presunto”. Se un fornitore attivo su una piattaforma non fornisce un numero IVA valido, sarà la piattaforma stessa a dover calcolare, riscuotere e versare l’IVA.
Un esempio pratico? Quando una vendita avviene tramite un marketplace o un’app di intermediazione, la piattaforma può essere considerata, ai fini IVA, fornitrice del bene o del servizio anche se il venditore effettivo è un altro soggetto. Questo significa che:
– la piattaforma diventa responsabile dell’applicazione, della dichiarazione e del versamento dell’IVA;
– il venditore effettivo non deve più gestire direttamente l’IVA nei singoli Paesi in cui avviene la transazione;
– si riduce il numero di soggetti obbligati ad aprire posizioni IVA all’estero, semplificando notevolmente gli adempimenti.
4. Cos’è il sistema OSS (One Stop Shop) e quali sono i suoi vantaggi?
Introdotto nel 2021, il regime OSS permette già oggi alle imprese di dichiarare e versare l’IVA sulle vendite B2C intra-UE tramite un’unica dichiarazione trimestrale nel proprio Stato membro. In questo modo, si evita la registrazione IVA in ogni Paese di destinazione.
Con il pacchetto ViDA il modello OSS verrà esteso a nuove categorie di operazioni tra le quali:
- trasferimenti intracomunitari di beni propri;
- vendite facilitate da piattaforme digitali;
- altri casi che finora obbligavano le imprese ad aprire posizioni IVA multiple.
L’obiettivo è duplice. Semplificare la gestione fiscale per le imprese da un lato, aumentare la tracciabilità delle operazioni e contrastare l’evasione legata alle vendite a distanza dall’altro.
Per le imprese, tutto ciò si traduce in una riduzione dei flussi burocratici e dei costi amministrativi grazie alla gestione unificata dell’IVA. Ma anche in una maggiore conformità e trasparenza fiscale, con flussi dati strutturati e tracciabili.
5. Cosa cambia per e-commerce e piattaforme con ViDA
Come anticipato, con il pacchetto ViDA si ridefinisce anche il ruolo fiscale degli e-commerce e delle piattaforme digitali. I marketplace potranno essere considerati “fornitori presunti” e responsabili diretti dell’IVA su vendite facilitate da terzi.
Grazie all’estensione del sistema OSS, le imprese potranno gestire l’IVA in tutta l’UE con una sola registrazione. Dal 2028, sarà obbligatoria la fatturazione elettronica per le operazioni intra-UE, con reporting digitale standard. Le piattaforme dovranno quindi adeguarsi a nuovi obblighi di tracciabilità, compliance e trasmissione dati in tempo reale.
6. Quale ruolo gioca la rete Peppol nell’adeguamento al pacchetto ViDA?
Con l’introduzione del pacchetto ViDA, la capacità di gestire in modo strutturato gli scambi documentali con partner commerciali in altri Stati membri dell’UE diventa imprescindibile. Chi vuole anticipare l’adeguamento può già sfruttare strumenti come Peppol, la rete europea per l’invio e la ricezione di fatture elettroniche verso pubbliche amministrazioni e soggetti privati.
Peppol si basa su un modello a quattro angoli che garantisce sicurezza, interoperabilità e scalabilità, ed è già adottato da un numero crescente di Paesi europei. Tuttavia, per accedere alla rete è necessario passare attraverso un Access Point certificato.
A-Cube è un Peppol Access Point ufficiale e mette a disposizione una piattaforma API pronta all’uso per integrare i flussi documentali nei sistemi esistenti ed essere in linea con gli standard previsti dal pacchetto ViDA. Una soluzione che consente alle imprese di semplificare la transizione normativa e gestire la fatturazione elettronica cross-border in modo fluido e conforme.
7. Qual è l’impatto della riforma ViDA sulle aziende italiane?
Dal punto di vista normativo e tecnologico, l’Italia parte da una posizione di vantaggio. È stata infatti tra i Paesi pionieri nell’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria che è stata estesa già a quasi tutti i titolari di partita IVA già dal 2019. Inoltre, ha ricevuto dall’Unione Europea una proroga ufficiale per continuare a utilizzare il Sistema di Interscambio (SdI) fino al 31 dicembre 2027. Oppure fino a quando non verrà introdotto un sistema comune a livello europeo.
Anche la trasmissione telematica dei dati IVA è una prassi ormai ben radicata nel sistema fiscale italiano, elemento che riduce l’impatto immediato delle novità introdotte da ViDA.
Nel breve termine, quindi, le imprese italiane non sono chiamate a rivedere in modo drastico i propri processi di fatturazione. Tuttavia, con l’arrivo della normativa ViDA, sarà comunque necessario allinearsi agli standard europei.
8. Quali sono i rischi per chi non si adegua in tempo alle nuove regole europee?
Per le imprese che non si preparano in anticipo al pacchetto ViDA, le conseguenze possono essere tutt’altro che marginali. Chi non si adegua in tempo rischia sanzioni per errori o omissioni nella trasmissione dei dati. Ma anche ritardi operativi causati da incompatibilità nei flussi documentali con partner europei. Chi arriva tardi rischia inoltre di essere meno competitivo.
Le imprese più reattive, e che programmano la transizione fin da ora, potranno offrire processi più snelli, integrazione più rapida e maggiore affidabilità fiscale. Elementi sempre più decisivi per operare nei mercati internazionali.
9. Come prepararsi alla normativa ViDA?
Il primo passo è analizzare i propri flussi di fatturazione e reporting in modo da capire quanto siano già allineati ai requisiti europei. Ciò dà la possibilità di individuare eventuali criticità normative e tecniche. Per affrontare la transizione in modo scalabile, la scelta più efficace è integrare soluzioni API interoperabili in grado di dialogare sia con i sistemi aziendali in uso che con i modelli europei e di adattarsi all’evoluzione normativa. Collaborare con partner tecnologici certificati, come noi di A-Cube, consente di ridurre i tempi di adeguamento e mantenere pieno controllo sui processi aziendali.
La parola chiave è interoperabilità: adottare oggi strumenti conformi agli standard europei significa affrontare con serenità le trasformazioni di domani.
10. In che modo le API A-Cube supportano la transizione a ViDA?
Noi di A-Cube abbiamo ideato delle soluzioni API scalabili e flessibili che possono essere integrate fin da ora dalle aziende Italiane.
L’API E-invoicing è una soluzione semplice da integrare che consente ad aziende e sviluppatori di gestire in modo completo e conforme lo scambio di fatture elettroniche in Italia e all’estero. Permette di inviare e ricevere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SdI) in tempo reale, in formato XML e JSON, senza dover cambiare i sistemi esistenti. Include i processi di firma digitale e conservazione sostitutiva automatizzata. In più, è già collaudata e conforme, pensata per integrarsi facilmente in ERP, gestionali e piattaforme di pagamento, e pronta a evolversi verso gli standard ViDA.
L’API Peppol, inoltre, permette l’invio e la ricezione di documenti elettronici attraverso la rete europea Peppol secondo lo standard BIS 3.0. Come già evidenziato, noi di A‑Cube operiamo come Access Point certificato, garantendo piena interoperabilità con le PA e le imprese europee che già utilizzano questo canale.
Grazie a queste due API, le imprese possono centralizzare la gestione della fatturazione elettronica e dei flussi documentali cross-border, ridurre il carico operativo ed eliminare le duplicazioni. In più, permetto di prepararsi fin da ora in modo concreto agli obblighi che entreranno in vigore con ViDA tra il 2025 e il 2028.
Per saperne di più oppure provare le API in modo gratuito in ambiente sandbox, scrivi a info@acubeapi.com. Chi si muove oggi è già pronto domani.
